I asked myself this evening, as the photographs and videos of a journey taken by others flowed before my eyes, whether, as an Odissey author, I truly had the right to write about a place I have not seen, do not know, have not lived.
Tutto inizia qui: a the Embassy of Brazil in Rome, seduti nella sala a guardare Amazzonia, diari di viaggio, l'iniziativa TAP presentata da Davide Calicchia e reso possibile grazie al lavoro di tutto lo staff di TAP, con il Ambasciatore del Brasile in Italia Renato Mosca, Consulente Raffaello Nascimento, E Flaminia Mantegazza.
Il momento in cui inizio a scrivere deriva da un gesto semplice: il mio amico Maria Bruni, seduto accanto a me, indica alcune parole, e da quella minima sottolineatura inizia il mio viaggio. La presentazione è già ben avviata: l'Ambasciatore ha presentato la regione, Davide Calicchia ha illustrato le 14 destinazioni del Brasile e la flotta TAP con l'Airbus A321neo e le parole di Massimo FilippiLa DMC del gruppo Amazzonia mi ha, per così dire, già fatto approdare a Manaus.
Mi ritrovo trasportato dalla voce di Paolo mentre descrive l'Amazzonia come un luogo di amicizia e condivisione (Paolo Zocconali(Responsabile marketing di TAP, la forza trainante dell'intero progetto), su una canoa che scivola silenziosamente lungo il fiume più grande del mondo, con lo sguardo fisso su un orizzonte così vasto da nascondere la sponda opposta, mentre mi chiedo perché dovrei scrivere di un viaggio che non ho vissuto.
Sir John Mandeville, autore del Libro delle Meraviglie (XIV secolo), infatti, non si allontanò mai da casa eppure descrisse luoghi lontani; Emily Brontë, con la Cartografia di Gondal (XIX secolo), creò un impero immaginario di continenti, guerre, movimenti; Jorge Luis Borges, viaggiatore dell'infinito (XX secolo), costruì mondi che, sebbene inventati, possiedono la precisione della verità: Tlön, Uqbar, Orbis Tertius. E naturalmente i Mari del Sud, la Malesia di Sandokan, l'Estremo Occidente, il deserto, l'India dei Thug di Emilio Salgari, tutti viaggi mai compiuti. Potrei continuare con Italo Calvino, Jonathan Swift e molti altri.

Rio Negro – Amazon Brasil Crediti: Envato
Cosa mi succede dunque mentre ascolto ogni racconto di questo viaggio nell'Amazzonia?
Carolina Saporiti, giornalista per Vanity Fair, ha descritto un incontro con la natura che non aveva mai vissuto in modo così completo. Un impatto sensoriale che destabilizza e apre una nuova soglia.
Federico Geremei, giornalista ed ex direttore di Rivista Lonely Planet, ha definito l'esperienza come "qualcosa che non riesco a descrivere". Una frase che, nel suo paradosso, dice molto: l'Amazzonia è spesso ciò che sfugge alle parole.
Daniele Petruccioli, esperto di marketing culturale, ha raffigurato un'Amazzonia fatta di lingue, simboli, vocabolari antichi intrecciati con mito, natura e immaginazione. La sua è l'Amazzonia delle parole, delle storie che aprono mondi, e che è diventata anche un libro.
Tino Mantarro, giornalista per Touring Club Italiano e da sempre osservatrice dei territori e delle loro storie profonde, ha portato con sé un'Amazzonia fatta di tempi lenti, osservazione e ascolto attento.
Matteo Rainisio, fondatore di The Flight Club, ha mostrato video girati con una action camera a 360 gradi: immagini avvolgenti, suoni risonanti, una dimensione immersiva capace di trasportarti nel cuore della foresta. Ha parlato della strada che esiste un giorno e scompare il giorno dopo, inghiottita dalla mutevole morfologia del grande fiume: una silenziosa lezione di impermanenza.
Emilio Pappagallo, direttore della stazione e co-editore di Radio Rock e Radio Rock Italia, ha presentato dei reel concepiti come un dialogo visivo con la musica. Le sue riprese seguono un ritmo interiore, una partitura immaginaria che permane quando la musica svanisce e sopravvivono solo il respiro del fiume e il pulsare della foresta.
Se a volte si può scrivere di un luogo mai visitato, l'Amazzonia sembra essere qualcosa di diverso. Da ogni racconto che ascolto emerge un'esperienza intima e viscerale, un luogo che cambia volto a seconda di chi lo osserva, offrendo a ciascuno un incontro unico.
Comprendo che l'Amazzonia non esiste come un'unica entità geografica stabile: si manifesta come un ventaglio di percezioni, un prisma che rifrange lo stesso viaggio interiormente. Sette Amazzonie, sette modi di percepire che definiscono la tensione tra immaginazione e testimonianza, tra ciò che è vissuto e ciò che è narrato; una continua oscillazione tra esperienza diretta ed esperienza condivisa.
Una parete verde che sembra impenetrabile e che invece rivela lentamente dettagli sottiliUna miriade di sfumature, un vocabolario di verde che l'occhio non aveva mai conosciuto. Una foresta intricata, attraversata da canoe che seguono passaggi invisibili, percorsi segreti che collegano le anse del grande fiume. Un intreccio perfetto, dove tutto scorre e si trasforma. Dove una strada può esistere all'alba e dissolversi al crepuscolo.
Il Rio delle Amazzoni è un fiume. È il grande fiume che porta con sé la linfa vitale del mondo. È un organismo vivente che respira, cambia, si trasforma. È il luogo dove accadono cose che non possono accadere altrove; dove la natura è archetipica, primordiale, esuberante; dove il contatto con la foresta diventa contatto con se stessi, con antiche domande da cui scaturisce un'appartenenza dimenticata a questa terra, a questo mondo.
E così, uno dopo l'altro, appaiono sette diverse Amazzoni dello stesso viaggio, E attraverso questi racconti prende forma la mia Amazzonia, quella che non ho vissuto e che già immagino.
L'Amazzonia con il profumo di pesce cotto su foglie larghe come vele. La sensazione di pioggia tropicale che arriva all'improvviso, l'acqua che scorre sulla pelle e dentro di te, perché per raggiungerti è caduta da cinque metri di altezza. Prima che cali la sera, lo specchio del cielo sulla superficie immobile del fiume, solcato dalla lenta prua della canoa.
Il caldo umido della foresta, le innumerevoli creature che la abitano, i colori iridescenti delle piume degli uccelli con cui le popolazioni locali si adornano, i dettagli in paglia intrecciata dei loro costumi.
La mia storia è già un riflesso della loro: ascoltare e immaginare è già di per sé un modo di viaggiare. Ogni storia, quando precede l'esperienza, la plasma, la anticipa e poi, quando il viaggio si compie realmente, la trasforma di nuovo.
Questo è esattamente ciò che il progetto TAP ha costruito attorno all'Amazzonia: la narrazione come generatrice di desiderio.
Ancor prima della partenza, la narrazione apre un altrove. Sette Amazzoni come sette inviti. Ogni immagine vista, ogni voce udita, ogni dettaglio condiviso crea un'attrazione verso ciò che non è ancora stato vissuto.
We at Odissey know this well: often our stories do not describe places, they anticipate them as promises.
Le emozioni che emergono non sono ancora legate alla realtà, ma alla possibilità: l'immaginazione è libera, ampia, elastica, e il desiderio di viaggiare nasce proprio in questa fertile distanza.
Quando il desiderio si trasforma in movimento e il viaggio ha inizio, si verifica un fenomeno complesso: l'esperienza non è mai "intatta".
La percezione del luogo è già influenzata da ciò che sapevamo, dalle storie ascoltate, dai filmati visti, dalle aspettative maturate.
Ciò in cui viviamo non è il luogo in séma il luogo veniva filtrato attraverso l'immaginazione che lo aveva preceduto.
Il vero viaggio non cancella la storia: la completa.
Lo integra, lo corregge, lo frantuma e lo ricompone.
La tua Amazzonia, quella immaginata guardando le immagini altrui, diventerà un'altra Amazzonia quando la vivrai. E nessuna delle due sarà più "vera": saranno due capitoli della stessa storia, una trama immaginaria costellata di esperienze reali.
Al termine del viaggio, non rimarrà un'unica versione del luogo, ma un polittico di percezioni.
Il viaggio appartiene alla narrazione umana fin dalle origini.
Ogni cultura, dai miti antichi alle fiabe, conserva questa sequenza perché riflette il movimento naturale della vita: si lascia un luogo sicuro, si entra in territori incerti, si affrontano prove e si ritorna trasformati. Per questo motivo, al di là della geografia, il viaggio è una forma narrativa universale: un modello essenziale attraverso il quale l'umanità interpreta la crescita, la scoperta e la trasformazione.
Respiro profondamente: sento il profumo del legno bagnato… L'odore di vegetazione in fermentazione, di fango caldo mi avvolge come un respiro ancestrale.
Nella luce filtrata, esplodono improvvisi lampi di colore: uccelli multicolori attraversano l'aria con richiami acuti, un coro segreto si leva dalla foresta. Scimmie nascoste osservano il passaggio della barca. L'acqua trema in brividi argentei sulla sua superficie scura.
Il disagio cresce, pulsa, eppure si mescola a una meraviglia che dissolve ogni difesa. Questo luogo accoglie e mette alla prova allo stesso tempo.
La barca prosegue lungo il fiume, e io con essa, sospeso tra ciò che vedo e ciò che ancora non so comprendere.
Il mio percorso è questo: trasformare un'esperienza non vissuta in un desiderio che cresce, prende forma e mette radici.
Alcuni luoghi possono entrare dentro di noi molto prima che noi li raggiungiamo.
E l'Amazzonia, questa sera, è diventata una di queste.

Galleria Borromini appena restaurata Ambasciata del Brasile Roma Italia
La Galleria Borromini di Palazzo Pamphilj (Ambasciata del Brasile a Roma) accoglie queste mie riflessioni con il trionfo di meraviglia dei suoi affreschi, che risplendono nella loro bellezza restaurata.
Daniele Di Stefano















